I 10 segnali della dipendenza tecnologica

Dipendenza tecnologica: scopri se sei dipendente dalle nuove tecnologie.

[Tempo di lettura: 5’]

Vuoi essere davvero padrone delle tue azioni e capire quando è il caso di limitare le attività online?

Tra poco, un piccolo test ti aiuterà a capire qual è il tuo rapporto con la tecnologia e da lì potrai capire se è giunto il momento di dare una regola alle tue attività su internet e tornare finalmente in uno stato di benessere psico-fisico grazie anche ai nostri consigli.

Nel precedente articolo abbiamo visto le basi scientifiche che governano i meccanismi della dipendenza, e di come il rilascio di dopamina sia un fattore chiave in questo (se te lo sei perso, niente paura, puoi trovarlo qui).

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La comprensione di questi meccanismi è infatti fondamentale per limitare le nostre azioni in rete e renderle più produttive con un minor dispendio di energie, soprattutto mentali.

Se invece sei un nostro assiduo lettore non ti resta che metterti comodo: oggi parliamo di abitudini e dei 10 segnali per capire se hai una dipendenza dalla tecnologia.

Partiamo da questa semplice domanda: come possiamo capire se abbiamo sviluppato una dipendenza?  

Per farti un esempio di dipendenza torniamo per un secondo al viaggio di Mattia a Barcellona, dato che è lì che tutto ha avuto inizio.

“Nel cuore pulsante della città c’è una fontana che ogni sera con giochi di luci, spruzzi d’acqua e musica festante raccoglie attorno a sé centinaia di persone. La Fontana Magica è uno dei punti salienti della città, e non potevo tornare a casa senza averla vista.

Quel giorno aveva fatto bel tempo e caldo, e all’ora dell’aperitivo il tramonto aveva acceso i suoi colori nel cielo sopra Montjuïc. La piazzetta che ospita la fontana andava riempiendosi di persone, in un vociare crescente: ambulanti, artisti di strada, bambini che giocavano.

Tutti erano in attesa che lo spettacolo cominciasse.

Avevo scelto con cura il posto da cui godermi quei 10 minuti di magia, non troppo in basso e vicino alla fontana, ma nemmeno troppo in alto e distante. Volevo godermi appieno quello spettacolo. 

Ciò con cui non avevo fatto i conti era la voglia di raccontare quel momento a parenti e amici, una volta tornato a casa. 

Dovevo assolutamente documentarlo.

Così, ho preso il telefono in mano e ho iniziato a riprendere.

D’un tratto, un fischio ci ha avvertito dell’inizio imminente dello spettacolo. Silenzio. La fontana che sembrava sospendersi un istante, prima di incantare tutti.

Lo spettacolo è stato bellissimo, peccato che io non ricordi assolutamente nulla. Ero troppo impegnato dietro al telefono, nel vano tentativo di realizzare un video ricordo decente. 

Immaginatevi infatti la potenza di calcolo di un Samsung Galaxy s4 posizionato a 60mt dalla fontana, che scintillava nel buio con giochi di luci e colori che variavano di intensità ogni 5 secondi.

Ecco, questo è quello che mi è rimasto della Fontana Magica di Montjuïc: un video sfocato con bagliori di luce improvvisi e applausi del pubblico.

L’ansia di documentare quell’evento nel tentativo di portarlo a casa con me mi aveva letteralmente annebbiato, e le uniche cose che ricordo di quella sera sono il dolore al braccio per tenere alto lo smartphone e la mia apprensione nel controllare continuamente che la ripresa non si fosse interrotta. 

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A posteriori dico: mai più.

È per questo motivo che abbiamo deciso di svelarti i 10 segnali della dipendenza: per evitare che anche tu, preso dalla voglia di condividere con gli altri le tue esperienze, finisca per non viverle davvero.

A breve scoprirai quali sono i comportamenti che dovrebbero accendere un campanello d’allarme per farti fermare a riflettere sulle tue abitudini.

Perchè, ammettilo, controllare maniacalmente dove hai messo lo smartphone, scattare al bip di una notifica, aprire il laptop dopo aver ricevuto una mail sono ormai un’abitudine, vero?

Ma prima, lascia che ti spieghiamo come funzionano i processi cognitivi che regolano questi fenomeni.

Agli inizi degli anni ’90 i ricercatori del dipartimento di scienze cognitive e del cervello del MIT (Massachusetts Institute of Technology) cominciarono a interessarsi ai processi mentali che trasformano sequenze di azioni inizialmente imparate a memoria in abitudini.

Nello specifico erano interessati ad alcune regioni del cervello note come “nuclei della base” e, in  breve, attraverso studi ed esperimenti scoprirono che questi frammenti di tessuto immagazzinano sequenze di informazioni a prescindere dall’attività neurale che hanno intorno.

Per farla più semplice, ecco un esempio che sicuramente ti sarà familiare: ti sei mai chiesto perché guidare l’automobile inizialmente sia così difficile?

I 10 segnali della dipendenza tecnologica

Regolare il sedile, regolare lo specchietto retrovisore e quelli laterali, inserire la chiave d’accensione e girarla, schiacciare il pedale del freno e sentire il giusto momento per iniziare a staccare la frizione etc.. 

Se sei abituato a prendere l’auto e guidare, sicuramente non farai caso a quante azioni compi prima di partire. Questo perchè le fai in automatico, senza pensare. 

Anzi, magari spesso le fai proprio pensando ad altro, o chiacchierando con la tua fidanzata mentre si siede accanto a te.

Appena prendi le chiavi dell’auto, infatti, i nuclei alla base identificano l’abitudine immagazzinata nel cervello e la mettono in atto.

Questo processo, in cui il nostro cervello traduce una sequenza di azioni in una routine automatica è noto come chunking, ed è alla base della formazione delle abitudini.

Esse si formano perché il cervello è sempre alla ricerca di modi per risparmiare energia.

Ma cosa c’entra tutto questo con la dipendenza dai dispositivi digitali?

L’abitudine è un processo circolare che può essere suddiviso in tre fasi:

  • Segnale
  • Routine
  • Gratificazione

Ti ricorda qualcosa?

Ne abbiamo parlato nell’articolo precedente, a proposito del dopamine driven feedback loop, il meccanismo che (fra le altre cose) fa sì che rimaniamo per ore assorbiti dai social. Ti consigliamo di leggerlo prima di proseguire: ti sarà davvero utile e chiarirà alcune cose. 

Come dicevamo, lo studio del MIT sul circolo dell’habit loop ci rivela come il cervello smetta di funzionare quando stiamo svolgendo un’abitudine.

  1. Segnale: condizione ambientale che spinge il nostro cervello ad attivare il “pilota automatico”
  2. Routine: è ciò che automaticamente facciamo allo scoccare del segnale. Nota bene che la routine può essere fisica (azione), mentale (pensiero) o emotiva (emozione)
  3. Gratificazione: è ciò che rafforza l’abitudine nel nostro cervello, è quella reazione biochimica che dice alla nostra mente che una routine va ricordata perché ci ha fatto provare una qualche forma di piacere (o evitata, in caso ci abbia provocato dolore).

Nel corso del tempo questo circolo diventa sempre più automatico fino ad indurre – nei casi limite – un forte senso di bisogno.

È il caso delle dipendenze.

Proprio per questo motivo se lasciamo che determinati comportamenti diventino in qualche modo automatici, il meccanismo si attiverà ogniqualvolta daremo il segnale che stiamo per fare quella determinata cosa, e completeremo il loop senza nemmeno pensarci.

Finché i nuclei della base sono intatti e i segnali rimangono costanti, ci comportiamo secondo abitudini.

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Ma c’è un lato positivo: conoscere le abitudini e comprenderne il funzionamento ne rende più facile il controllo. Che è proprio il nostro obiettivo.

Come avrai capito, il tema è molto articolato e quella che ti proponiamo qui è una semplificazione, ma ti sarà utile per tornare padrone di te stesso e delle tue azioni.

Conoscere le abitudini e comprenderne il funzionamento ne rende più facile il controllo.

Che è proprio l’obiettivo di aDayOff.

È arrivato quindi il momento di darti gli strumenti giusti per capire se sei dipendente dalla tecnologia, sei pronto a fare questo piccolo auto-test?

In questa pagina troverai i risultati per leggere i risultati del test ordinati per fasce di punteggio!

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2 commenti su “I 10 segnali della dipendenza tecnologica”

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