Dipendenza dai social: i 4 segnali d’allarme.

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Quando l’iperconnettività diventa dipendenza

[Tempo di lettura: 4’]

Ciao e ben tornato in Off_Blog, il blog di aDayOff!

In questo articolo ti spiegheremo brevemente perché ti ritrovi a perdere la cognizione del tempo navigando in Facebook e per quale motivo aspetti ansiosamente le notifiche dall’ultimo post che hai scritto.

Sei pronto? Partiamo!

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Abbiamo già detto che l’uso di social network può creare una vera e propria dipendenza.

Se te lo sei perso, ti consigliamo di leggerlo prima di continuare.

Dicevamo della dipendenza da social: ebbene sì.

Lo sapevi che può essere addirittura associato all’abuso di droghe o alchool?

Per farti un esempio, pensa a quando è stata l’ultima volta che hai controllato il tuo smartphone.

Molto probabilmente hai distolto lo sguardo dallo schermo per controllare dove lo avessi appoggiato…O magari stai leggendo questo articolo proprio dal tuo telefono!

“Già, come ho fatto a non pensarci prima?”

Si chiama “riflesso condizionato”.

Una ricerca della società Dscout ci rivela che una persona, in media, tocca il telefono qualcosa come 2’617 volte al giorno.

IN MEDIA: perché se si analizza il 10% del totale – ossia gli utilizzatori estremi – scopriamo che toccano il telefono 5’400 volte al giorno!

Una volta ogni 16 secondi.

Incredibile vero?

Ma c’è di più.

Oltre al “tocco” dello smartphone c’è anche un’altra abitudine che colpisce la maggior parte di noi: il controllo delle notifiche.

Anche questa pratica può diventare un’ossessione, fino a sviluppare una vera e propria patologia chiamata sindrome della vibrazione fantasma.

Quanto ci piace ricevere notifiche!

Forse non é il tuo caso, e questo è un bene…

Ma diciamoci la verità: se sbloccando lo smartphone non vediamo notifiche ci sentiamo un po’ delusi..in qualche modo, “soli”.

Come se nessuno al mondo ci considerasse.

In casi patologici si rimane addirittura qualche minuto a fissare il dispositivo, aggiornando la pagina di continuo.

“Prima o poi apparirà quel numerino rosso in alto a destra” – o in basso – a seconda dell’app che stai controllando.

Ma non disperare.

Non è colpa tua.

È tutta colpa della dopamina.

Conosciuto da sempre come l’ormone del piacere e della ricompensa, negli ultimi anni si è scoperto che riveste un ruolo fondamentale nel nostro rapporto coi social network.

“Cosa cosa cosa? Che c’azzecca l’ormone del piacere coi social?”

Facciamo un po’ di chiarezza:la dopamina è un neurotrasmettitore coinvolto nei meccanismi di ricompensa del nostro corpo.

Quando siamo sottoposti a stimoli come ascoltare la nostra canzone preferita, mangiare buon cibo o avere un rapporto sessuale, il nostro corpo rilascia dopamina, trasmettendoci una sensazione di piacere.

È esattamente lo stesso processo che viene innescato dall’assunzione di sostanze quali eroina o cocaina. Infatti le sostanze psicoattive contenute in queste droghe raggiungono rapidamente il cervello, facilitando il rilascio di ingenti quantità di dopamina o inibendo il suo riassorbimento.

Ciò crea una sensazione di falso benessere che porta rapidamente alla dipendenza.

Falso benessere.

Noi esseri umani siamo alla costante ricerca della dopamina, e i social media sono studiati appositamente per indurre il cervello a rilasciare grandi quantità di questa sostanza. La conseguenza è quella di mantenerci incollati allo smartphone nella ricerca spasmodica di “cosa c’è di nuovo”.

I meccanismi stessi dei social, basati su like, reaction, follower e condivisioni sfruttano questa caratteristica del nostro cervello per tenerci fissi sullo schermo e portarci a postare sempre più spesso e a consumare sempre più tempo su quella data piattaforma.

Eccoti spiegato scientificamente perché siamo così sensibili ai like dei post, tanto da controllare compulsivamente il nostro profilo in attesa di notifiche.

digital-detox-italia-dipendenza-dai-social-i-segnali-d-allarme-5La spiegazione, come vedi, sta nel nostro cervello.

Si parla di dopamine-driven feedback loop: benessere a rilascio rapido.

Ma di cosa si tratta?

Per spiegarlo, partiamo dalle parole di Chamath Palihapitiya.

Per chi non lo conoscesse, Chamath Palihapitiya è un venture capitalist nato in Sri Lanka circa 45 anni fa. Fondatore e CEO di Social Capital, è stato uno dei primi dirigenti di Facebook, in società dal 2007 al 2012.

Nel novembre 2017 Palihapitiya ha rivelato che, per motivi etici, si rammarica di aver aiutato Facebook a diventare la più grande piattaforma di social media, e lo ha fatto con queste parole: “The short-term, dopamine-driven feedback loops that we have created are destroying how society works: no civil discourse, no cooperation, misinformation, mistruth and it’s not an American problem. […] This is a Global problem.”

Tradotto:

I cicli di feedback a breve termine, guidati dalla dopamina che abbiamo creato, stanno distruggendo il modo in cui la società funziona: nessuna conversazione, nessuna cooperazione, disinformazione, menzogne e non è un solo problema americano. […] Questo è un problema globale.”

Chamath Palihapitiya

Tutto questo per dirti che il dopamine-driven feedback loop è essenzialmente un circolo vizioso, composto da quattro momenti:

  • INTERAZIONE: scrolling continuo della home e del feed della piattaforma.
  • AZIONE: condivido un post, un tweet, scrivo un commento, etc…
  • ATTESA: il tempo trascorso ad attendere una reaction alla nostra azione precedente.
  • RICOMPENSA: quando finalmente viene rilasciata una reazione alla nostra azione.
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Una volta giunti alla fase della ricompensa, si torna daccapo innescando un nuovo loop, che si protrarrà potenzialmente all’infinito.

Questo il gioco, in sintesi.

D’ora in poi, quando aprirai Instagram ogni due minuti alla ricerca spasmodica di notifiche con annesso cuoricino, potrai dare la colpa alla dopamina.

Ma nel profondo del cuore, sai che è tutto nelle tue mani. Sei tu ad avere il controllo.

In questo articolo hai trovato alcuni strumenti per poter uscire dalla giostra che continua a girare.

Nelle prossime settimane parleremo delle abitudini: come si formano nella nostra mente e perché è importante conoscerle e modificarle.

Per aumentare la nostra produttività, migliorare l’attenzione e procedere verso uno stato di benessere digitale.

Andiamo?

Alla prossima,

il team di aDayOff

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3 commenti su “Dipendenza dai social: i 4 segnali d’allarme.”

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